Bevagna
Bevagna, a misura d’uomo e fuori dalle direttrici di sviluppo industriale e turistico di massa della regione, ha conservato il suo assetto urbanistico medievale che ricalca in larga parte la pianta della città romana e custodisce una delle meravigliose piazze d’Italia. È Piazza San Silvestro, sublime nella sua irregolarità, perché il perenne agitarsi dei poteri, che qui si fronteggiano con i loro simboli, sembra si acquieti nella suprema sintesi della bellezza. Vi si affaccia il Palazzo dei Consoli (1270) col suo elegante prospetto in travertino e arenaria, ritmato da un duplice ordine di bifore gotiche e con un’ampia loggia. Ad esso si contrappongono ben tre chiese, quella di S. Michele (sec. XII-XIII) con la facciata in travertino, quella di S. Silvestro, del XII sec. che presenta una facciata incompiuta in blocchetti di travertino nella parte inferiore e in pietra del Subasio in quella superiore; l’interno, di suggestiva semplicità, è diviso in tre navate da robuste colonne con capitelli corinzi.Infine S. Domenico (sec. XIII-XIV) aggiunge grazia alla dissimmetrica piazza che fa incetta di altri stili come il finto gotico ottocentesco della fontana e la colonna romana a capitello corinzio che sembra lasciata lì giusto per fare un po’ di scena.
Notevoli i resti dell’epoca imperiale: il fianco e la facciata posteriore del tempio e il frigidarium delle terme formato da nicchie decorate a mosaico a tessere bianche e nere, con un pregevole mosaico del II sec. d.C. ispirato al mondo marino.
La cinta muraria, ricca di torri e bastioni, è interrotta da porte medievali o da aperture più recenti che consentono l’ingresso al centro storico. Al suo interno Bevagna mostra l’impronta di città medievale, dove è ancora viva la tradizione artigiana delle botteghe che si aprono sulle caratteristiche viuzze.
Tra i mestieri tramandati di padre in figlio, quello che storicamente ha caratterizzato il territorio è la lavorazione della canapa.
Un tempo per la lavorazione delle corde veniva impiegata la canapa di scarto, mentre la migliore era usata per la fabbricazione delle tele “Bevagne”, apprezzate in tutto lo Stato Pontificio.
Il Mercato delle Gaite si svolge nella ultima decade del mese di giugno.
La festa trae ispirazione dalla originaria divisione del paese in quattro “Guaite” o quartieri.
Il loro nome deriva dalle antiche chiese: San Giovanni, l’attuale S. Michele Arcangelo, S. Maria Filiorum Comitis, San Pietro, di cui si hanno notizie fino al XV secolo e San Giorgio, ora SS. Domenico e Giacomo.
Il paese, totalmente coinvolto, recupera le sue tradizioni, le sue radici con una fedeltà storica che rende pregevole la ricostruzione degli ambienti, delle vie, di momenti della vita quotidiana, delle attività economico artigianali quali la lavorazione delle corde, del ferro battuto e dei vimini.
La città per una settimana si anima di personaggi in costume, botteghe che ripropongono vecchi mestieri, rivitalizzando antiche vie e vicoli, che durante l’anno rimangono ai margini della vita paesana.
La tradizionale animosità bevanate si riaccende nelle gare che vedono opposte le quattro gaite, in contese e giochi che costituiscono veri momenti di festa e di aggregazione.
Di notevole qualità e genuinità è la gastronomia offerta durante la settimana nelle taverne perché arricchita da antiche e gustose ricette medievali.











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